Cefalea: classificazione, diagnosi e trattamento
La cefalea, il comune mal di testa, è un sintomo molto diffuso e anche molto differente nella sua manifestazione, per tal motivo è stata creata una classificazione, l’International Classification of Headache Disorders, che permette una diagnosi corretta della problematica. Esiste quindi la cefalea primaria e la cefalea secondaria, quest’ultima causata da condizione mediche pregresse, per esempio alcune patologie cerebrali, craniali o l’abuso di farmaci (Carbaat et al., 2016). Le cefalee primarie invece, si dividono ulteriormente in tre categoria:
- Emicrania;
- Cefalea tensiva;
- Cefalea a grappolo.
L’emicrania ha una prevalenza stimata al 16%, è più comuni nelle donne, con un rapporto di prevalenza sessuale massima di 3:1,1 (Ha et al., 2019). Le emicranie si distinguono dagli altri tipi di cefalea per i seguenti sintomi:
- Attacco di durata da 4 a 72 ore;
- Posizione unilaterale;
- Dolore pulsante;
- Intensità moderata o grave;
- Si aggrava con l’attività fisica;
- Si associa a nausea, vomito, fonofobia o fotofobia.
- Emicrania può essere preceduta dai sintomi dell’aura.
L’emicrania si definisce episodica se è caratterizzata da un mal di testa che si verifica meno di 15 volte al mese. Secondo i recenti criteri diagnostici l’emicrania cronica è invece definita come “mal di testa che si presenta 15 o più giorni al mese per almeno 3 mesi” (Lipton et al., 2015).
Secondo Lipton et al., (2018) la diagnosi è clinica e si base soprattutto sull’anamnesi, per cui sulla descrizione dell’intensità e della frequenza della sintomatologia. In caso di sospetto di cefalea secondaria vengono richiesti poi esami strumentali come TC, risonanza magnetica cerebrali o esami del sangue.
Nonostante il meccanismo di insorgenza si sviluppi a livello centrale, i fattori scatenanti dell’emicrania sono specifici degli individui. Un diario del mal di testa è uno strumento utile per aiutare i pazienti a identificare particolari cause, monitorare il numero di giorni di cefalea e documentare la risposta terapeutica. I fattori scatenanti comuni includono pasti ritardati o saltati, mestruazioni, stress, cambiamenti climatici, alcol e alcuni odori. I fattori scatenanti dietetici comuni includono cioccolato, formaggi, a pasta, vino rosso e dolcificanti artificiali e additivi come il glutammato. La caffeina può essere utile per alleviare il mal di testa, ma l’astinenza acuta dal consumo quotidiano può essere un fattore scatenante.
La cefalea tensiva è il disturbo di cefalea primaria più comune, con una prevalenza una tantum nel mondo dal 46% al 78%. La cefalea tensiva causa una maggiore disabilità e rappresenta un maggior numero di giorni lavorativi persi rispetto all’emicrania (Yu et al., 2015).
Si ritiene che l’eziologia della cefalea tensiva sia multifattoriale, coinvolgendo fattori genetici e ambientali.
I pazienti descrivono tipicamente il dolore di cefalea tensiva come pressante, sordo e con la sensazione di una fascia stretta intorno alla testa.
I tre sottotipi di cefalea tensiva sono:
- Episodici infrequenti;
- Episodici frequenti;
- Cronici.
Il primo tipo di cefalea, l’episodica infrequente, si manifesta con almeno 10 attacchi all’anno e dura pochi minuti.
Il secondo tipo, la cefalea episodica frequente, si manifesta con una frequenza che va dall’1 alle 14 volte al mese per almeno tre mesi. Spesso tale tipologia dura da pochi minuti a 7 giorni e non si associa ad aurea. Il terzo tipo, la cefalea tensiva cronica, si presenta con più di 15 episodi al mese per almeno tre mesi, il dolore spesso dura da ore a giorni (Scripter, 2018). Sulla base di queste informazioni si definisce la diagnosi.
Secondo Ertsey et al., (2019), gli analgesici sono indicati per la gestione della cefalea tensiva episodica infrequente. La terapia preventiva invece dovrebbe essere presa in considerazione per i pazienti con cefalea tensiva cronica o con l’episodica frequente e si base soprattutto sull’uso di antidepressivi.

La cefalea a grappolo è una grave cefalea primaria della cefalea autonomica del trigemino. La cefalea a grappolo si verifica con:
- Attacchi dolorosi;
- Attacchi strettamente unilaterali;
- Attacchi accompagnati da sintomi autonomici omolaterali;
- Senso di irrequietezza o agitazione, o entrambi.
La durata degli attacchi va da 15 a 180 minuti e che si possono verificano fino a otto volte al giorno.
L’ultimo decennio ha visto notevoli progressi nella comprensione del background fisiopatologico della cefalea a grappolo e ha implicato il cervello, in particolare l’ipotalamo, come generatore sia del dolore che dei sintomi autonomici (May et al., 2018).
Le connessioni anatomiche tra l’ipotalamo e il sistema trigeminovascolare, così come il sistema nervoso parasimpatico, sono state anche implicate nella fisiopatologia della cefalea a grappolo.
La diagnosi di cefalea a grappolo implica l’esclusione di altre cefalee primarie e secondarie e si basa principalmente sui sintomi del paziente. Sono stati compiuti notevoli progressi nello sviluppo di opzioni di trattamento efficaci per attacchi a grappolo singolo e nello sviluppo di misure preventive, che includono terapie farmacologiche e neuromodulazione (Burish, 2018).
GESTIONE OSTEOPATICA DELLE CEFALEE
Diversi studi clinici confermano la validità delle terapie non farmacologiche tra cui l’osteopatia. Tra questi vi è il trial di Cerritelli et al., (2015) che propone l’osteopatia come terapia per ridurre la sintomatologia e di conseguenza la frequenza degli attacchi di cefalea. I risultati confermano la validità della disciplina in tal campo. L’osteopatia, può diventare una fondamentale strategia d’intervento per tale problematica, in quanto ricerca la causa della cefalea, la quale non è la medesima per tutti. L’osteopatia ha un approccio altamente specifico ed individualizzato.
In molti casi il lavoro osteopatico per il trattamento delle cefalee può comprendere il detensionamento della muscolatura peri-cranica, masticatoria e cervicale.
Inoltre l’osteopata valuta possibili disfunzioni craniche che spesso sono correlate a tale disturbo così come disfunzioni craniche delle ossa dell’orbita.
Importante è anche la correlazione tra vasi sanguigni soprattutto i seni venosi, ossa craniche e membrane a tensione reciproca, poiché la cefalea può dipendere anche da deviazioni del normale afflusso arterioso e deflusso venoso cranico.
L’osteopata così facendo permette all’organismo di trovare nuovamente la salute.
BIBLIOGRAFIA
- Burish, M., 2018. Cluster Headache and Other Trigeminal Autonomic Cephalalgias. Continuum (Minneap Minn) 24, 1137–1156.
- Carbaat, P. a. T., Couturier, E.G.M., 2016. [Headache: classification and diagnosis]. Ned Tijdschr Tandheelkd 123, 539–544.
- Cerritelli, F., Ginevri, L., Messi, G., Caprari, E., Di Vincenzo, M., Renzetti, C., Cozzolino, V., Barlafante, G., Foschi, N., Provinciali, L., 2015. Clinical effectiveness of osteopathic treatment in chronic migraine: 3-Armed randomized controlled trial. Complement Ther Med 23, 149–156.
- Ertsey, C., Magyar, M., Gyüre, T., Balogh, E., Bozsik, G., 2019. [Tension type headache and its treatment possibilities]. Ideggyogy Sz 72, 13–21.
- Ha, H., Gonzalez, A., 2019. Migraine Headache Prophylaxis. Am Fam Physician 99, 17–24.
- Lipton, R.B., Silberstein, S., 2018. Migraine Headache: Diagnosis and Current and Emerging Preventive Treatments. Prim Care Companion CNS Disord 20 suppl E1.
- Lipton, R.B., Silberstein, S.D., 2015. Episodic and chronic migraine headache: breaking down barriers to optimal treatment and prevention. Headache 55 Suppl 2, 103–122; quiz 123–126.
- May, A., Schwedt, T.J., Magis, D., Pozo-Rosich, P., Evers, S., Wang, S.-J., 2018. Cluster headache. Nat Rev Dis Primers 4, 18006.
- Scripter, C., 2018. Headache: Tension-Type Headache. FP Essent 473, 17–20.
- Yu, S., Han, X., 2015. Update of chronic tension-type headache. Curr Pain Headache Rep 19, 469.

